La Vita Cattolica

Mercoledì 26 Aprile 2017

 

Crisi economica? No, naufragio morale

di Roberto Muradore – Cisl Udine

Quello che stiamo vivendo non è un periodo di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca. Siamo nel pieno del travaglio della nascita di… non sappiamo ancora cosa. Un fatto, però, è purtroppo certo. Siamo immersi in un paganesimo insopportabile. Di più, siamo all’idolatria! Non è in crisi o in trasformazione solo l’economia. È avvenuto ed è in divenire un profondo mutamento “dentro”, antropologico dell’Europa e dell’Occidente tutto.

Mutamento culturale, fin esistenziale. Del resto la stessa vita si fa sempre più virtuale, artificiale, innaturale. Il pensiero e l’etica sono in difficoltà a definire, quindi a co(n)mprendere e dimensionare ciò che accade. Il crescere esponenziale delle tecnologie mette in discussione non solo gli aspetti pratici del vivere quotidiano e della produzione, ma addirittura gli stessi concetti di vita e di persona. Il termine tecno-scienza sta a significare che è la scienza che rischia di essere assoggetta alla tecnica e non, come finora, il contrario.

Non è in affanno solo la ragione, che comprende, ma anche il sentimento, che sente e che dovrebbe affratellare. C’è un sentire inadeguato e malato. Prevale l’indifferenza al disastro ambientale e alle povertà crescenti. Ci si disinteressa dell’altro ma addirittura del proprio futuro. L’educazione sentimentale è importante. Sì, ci vogliono i buoni sentimenti per fermare la barbarie culturale e sociale, per evitare di perderci nell’individualismo, nell’atomismo di monadi avide ed egoiste. In giro ci sono troppi cinici che, per dirla come Oscar Wilde, «conoscono il prezzo di tutto e il valore di niente».

I valori del Cristianesimo, declinati laicamente dall’Illuminismo in libertà, uguaglianza e fraternità, sono troppo spesso accantonati e si è imposta, infatti, la sub-cultura dello “scarto”, così come ci ricorda spesso e opportunamente, Papa Francesco.

Siamo schiacciati, anche a causa della velocità assurda delle informazioni e delle incalzanti novità tecnologiche, al solo presente. Non esistono passato e futuro. Ma noi, per avere una identità e quindi per esistere, abbiamo bisogno di una memoria personale e collettiva e anche di un disegno per il futuro. Il presente non basta. Dobbiamo fermarci, pensare, riflettere, studiare, analizzare, capire altrimenti saremo travolti dagli eventi. Serve una lettura critica dei fenomeni, quindi più cultura. E anche più ideologia. Non nel senso di dogma ideologico, ma di un insieme di riferimenti, di principi e di valori che ci facciano da occhiali “laici” per leggere e interpretare il mondo e non subirlo passivamente. Laici, non laidi per cui tutto si accetta e tutto si può. Servono nuove narrazioni che guidino il cammino umano. Al momento, però, solo Papa Francesco, che è una autorità religiosa, lo sta facendo ma la sua è più che una narrazione, è il frutto di una fede e di una sapienza millenaria. E gli intellettuali? E i partiti? Anche loro, senza ideologie, sono schiacciati sulla gestione del solo presente.

Una organizzazione (partito, sindacato, ecc.) ha bisogno di una visione così come una società di un mito e una persona di un sogno. Vanno rinvenuti i principi e i riferimenti, ovviamente da contestualizzare, costruiti nel tempo per ri-orientare noi stessi e ri-orientare l’economia e la società. Per restare nell’umano! Società ed economia devono condizionarsi reciprocamente e positivamente.

Il cosiddetto mercato si è insinuato nel profondo delle relazioni personali perché è entrato fin dentro le nostre vite. Ne è il padrone. Sì all’economia di mercato, no alla società di mercato. È compito della politica ricercare l’equilibrio tra economia e società. Politica che latita o che è smaccatamente al servizio della sola economia. Mancano, infatti, “politiche economiche”. C’è un bisogno di protezione che va ascoltato e accolto. Una globalizzazione senza governo ha impoverito tantissimi occidentali, l’Europa del fiscal drag e dell’austerità da sogno è diventata incubo. Da qui nascono i neo nazionalismi, la Brexit e Trump. Da una evidente manchevolezza dei gruppi dirigenti, incapaci ed insensibili. Demagogia, populismo, sovranismo, nazionalismo, protezionismo sono gli effetti, non la causa! La causa è l’incapacità della establishment di dare risposte a un disagio e a paure diffuse e spesso più che fondate.

L’economia sia circolare perché in circolo si cammina sempre. L’economia non sia più lineare perché la linea, che non è una retta infinita, prima o poi finisce e provoca disastri sociali e ambientali. Quindi economia insieme a società e ad ambiente. “Simul stabunt, simul cadent”. L’economia sia per la persona, per il lavoro e non solo per il consumo e il profitto. Si impongono nuove ed eque distribuzioni del reddito perché, al di là dei consolatori ottimismi di maniera, esiste davvero il rischio di una “jobless society”, di una società senza lavoro. Il lavoro troppo spesso non è più abbinato ai diritti e alla emancipazione delle persone. Il lavoro deve ritornare a consentire un guadagno sufficiente per vivere, ad essere un momento di socializzazione e una opportunità di realizzazione. Il lavoro va riconcettualizzato perché le definizioni e le concezioni oggi utilizzate non sono più sufficienti ed è necessario comprendere le sue nuove forme per poter poi tutelarlo. La crisi, come sempre, non è solo economica ma anche morale.

Roberto Muradore
Roberto Muradore
archivio

altre risorse: