La Vita Cattolica

Mercoledì 25 marzo 2020

 

Intervista con Renata Della Ricca, segretaria provinciale della Cisl.
La preoccupazione di chi lavora in casa di riposo

«Era necessario chiudere per garantire la sicurezza»

E' domenica mattina e Renata Della Ricca ha sempre il cellulare occupato. «Mi scuso – risponde sul far del mezzogiorno – ma sono stata al telefono con nostre associate che operano nelle case di riposo e che domani mattina hanno paura di ritornare a lavorare perché non hanno protezioni. Tante di loro hanno allontanato da casa i mariti, i compagni, i figli perché temono di infettarli».

Ma questa – domenica 22 marzo – è anche la giornata delle polemiche sulle fabbriche che da lunedì potranno o non potranno lavorare. I sindacati minacciano addirittura lo sciopero. «La maggior parte delle piccole e medie aziende ha già chiuso, sia per difficoltà di mercato, in particolare di approvvigionamento, ma soprattutto perché queste imprese non erano in grado di garantire il distanziamento tra un lavoratore e l’altro o non riuscivano ad attrezzarsi di mascherine, di guanti, di disinfettanti. «I lavoratori hanno paura, per loro stessi e la famiglia – afferma Della Ricca -, per cui lo stop era indispensabile. Ed urgente».

Il 22 marzo è stata la prima domenica con i supermercati ed i negozi chiusi. Così ha voluto la Regione. «Ci sono stati problemi? No. La Regione ha dimostrato che si può fare. Le commesse hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Chiudono anche l’edilizia e le costruzioni. Purtroppo restano aperti ancora troppi uffici della pubblica amministrazione. Ma bisogna implementare di più il telelavoro. E qui c’è un problema: la banda ultralarga non arriva dappertutto. La Regione dovrà impegnarsi in tal senso».

I dati del coronavirus evidenziano qualche segnale, seppur timido, di rallentamento. Ma, avverte la dirigente della Cisl, ci vorranno ancora due mesi per uscire dall’emergenza. «E dopo – aggiunge – non si potrà tornare come prima». Il mondo del lavoro sarà diverso. A partire da quel manifatturiero che è la spina dorsale dell’economia friulana.

«Avremo lavoro più domestico. Già prima di questa crisi c’erano aziende che avevano riportato in Friuli le lavorazioni delocalizzate. Domani ce ne saranno molte di più. Ma adesso – insiste la sindacalista – bisogna pensare al sostegno di chi rischia di rimanere senza lavoro. Da una parte il Governo dovrà provvedere ai problemi di liquidità di tante imprese, dall’altra promuovere un grande piano di investimenti per spingere l’economia, i consumi in particolare. Troppe famiglie usciranno stressate da questa stretta».

Renata Della Ricca ricorda il terremoto, la ricostruzione in particolare. Evoca quell’epopea in cui i friulani ebbero il coraggio di dire «prima le fabbriche, poi le case», cioè prima il lavoro. «Oggi è diverso. Prima, evidentemente, le terapie intensive, la sanità, poi la casa, quindi il lavoro. Ma diversamente da allora – conclude la sindacalista – non si potrà ridire “di bessoi”, ma “insieme”. La rinascita, questa volta, dipenderà dai comportamenti individuali, che nella fase del contagio dovranno essere i più responsabili, e che in seguito dovranno diventare comportamenti collettivi altrettanto responsabili».

Francesco Dal Mas

Renata Della Ricca
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