La Vita Cattolica

Mercoledì 20 Novembre 2019

 

ECONOMIA. Le ricette di imprese e sindacati, a confronto sul futuro del territorio

«Friuli a rischio? Se non ridà valore al lavoro e non si internazionalizza»

Il Friuli-Venezia Giulia è a rischio decrescita «infelice»? E la provincia di Udine più delle altre? Dalle colonne di Vita Cattolica, la scorsa settimana, l’economista Fulvio Mattioni ha lanciato l’allarme, sostenendo come la provincia di Udine – con il calo di Pil nel periodo 2008-2018 pari a -16% – sia tra le province italiane più colpite dalla «Grande crisi» e tra quelle che hanno meno beneficiato della «ripresina» 2014-2018, ciò a fronte invece, di risultati meno negativi per le ex province di Pordenone e Gorizia e della crescita di quella di Trieste. E le ultime notizie, in tema di economia, non fanno ben sperare, basti pensare alle richieste di cassa integrazione di un mese per i 645 operai della Automotive di Tolmezzo o di due settimane per i 1.111 dell’Abs.

Quali, allora, i pareri e le richieste a Regione e Stato di fronte a tale situazione da parte del mondo dell’economia friulana?

«Quando sento parlare di dati sul Pil provinciale resto un po’ perplesso», ci risponde Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di commercio Pordenone-Udine, che incontriamo a margine della premiazione dell’economia e dello sviluppo del territorio, tenutasi giovedì 14 novembre al Giovanni da Udine, la prima dopo l’unione delle Camere di commercio delle due province friulane. «In un’economia mondiale così complessa come l’attuale già non è facile parlare di Pil nazionale, figuriamoci di quello provinciale. Questo non vuol dire che i problemi sul nostro territorio non ci siano: durante la crisi abbiamo perso pezzi del settore manifatturiero e soprattutto delle costruzioni. Però, in termini di innovazione e internazionalizzazione, questioni decisive per il futuro, le nostre imprese hanno la capacità di avere un ruolo molto importante nell’economia del nordest». Ed è proprio in questa direzione, secondo Da Pozzo, che devono andare le richieste al governo regionale e italiano: «Alle istituzioni chiediamo di sostenere l’internazionalizzazione e il credito e snellire le procedure. Certo, con Governi che cambiano ogni sei mesi, parlare di fiscalità e sburocratizzazione sembra un disco rotto, ma questi sono i problemi da risolvere per le aziende friulane, che si trovano a competere con realtà che a pochi chilometri, in Slovenia o Austria, dalla pubblica amministrazione hanno risposte molto più efficaci».

È tutt’altro che catastrofista anche Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine: «Il Friuli-V.G. è la regione che in Italia ha più propensione all’esportazione, anche se rispetto all’anno scorso l’export è cresciuto ad una sola cifra». Non siamo dunque a rischio? «Lo saremo se non cambiamo modo di fare business, se non ci apriamo al mercato internazionale e alla digitalizzazione», risponde Mareschi Danieli. Quali le richieste ai Governi regionale e nazionale? «Dalla burocrazia da snellire al gap infrastrutturale da colmare, passando per il problema del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, alla necessità di sostegno a famiglia e natalità, la lista delle domande alla politica è lunga. Sicuramente siamo fiduciosi per il fatto che oggi il colloquio con la Regione è positivo. Proprio in questo periodo stiamo rivedendo insieme le bozze della nuova legge di bilancio. Per cui sì, sono ottimista».

Il presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti, ammette che «in questi anni il Friuli è andato peggio del resto del territorio: siamo arrivati in ritardo alla ripresa e ora ci ritroviamo in crisi senza aver vissuto la “bella stagione”. In più in Friuli non c’è stato ricambio generazionale. Il principale problema in questo momento è però che al lavoro non sembra credere più nessuno: l’imprenditore è visto come colui che inquina, sfrutta ambiente e collaboratori, con il risultato che le piccole imprese che non hanno impegni e investimenti in corso cercano di chiudere per evitare danni peggiori». Quali le richieste a Regione e Governo? «La nostra regione ha sempre cercato di aiutare piccole e grandi imprese con vari incentivi. Però anche gli organi dello Stato devono porsi l’obiettivo di conservare l’impresa». Secondo Tilatti per il futuro una grande opportunità è data «dall’attività portuale, da Trieste a Monfalcone e Porto Nogaro: potrebbe dare una grossa mano al Friuli storico. E poi si dovrebbe investire di più su agroalimentare e turismo. Basta solo voler fare e lasciar fare».

Dal fronte sindacale esprime preoccupazione Renata Della Ricca, coordinatrice della Cisl Udinese e Bassa friulana: «Mentre la provincia di Trieste negli ultimi anni ha avuto un Pil in crescita, quella di Udine è stata la più colpita, un territorio dove c’è il 55% del tessuto manifatturiero. Stiamo assistendo ad un calo della produzione e degli ordini in diversi settori, che in quello del legno arriva fino al 60%». Quali le richieste a Regione e Stato? «Abbiamo aziende che cercano lavoratori e giovani che escono dalla scuola e non lo trovano per cui vanno all’estero. Perciò va rivista la formazione, per dare nuove competenze ai nostri ragazzi. Allo Stato chiediamo di finanziare gli investimenti e le infrastrutture necessarie, oltre a creare un’amministrazione più snella».

Duro Ferdinando Ceschia, segretario provinciale della Uil di Udine: «La prima cosa da fare è smettere di parlare di crisi regionale: se l’area triestina ha un’ipotesi di sviluppo su cui immaginare il proprio futuro, i dati sull’arretramento del Pil nella provincia di Udine sono drammatici. Bisogna quindi che la politica dedichi più attenzioni al tipo di economia di quest’area, cioè il manifatturiero. È paradossale che la Regione finanzi una ricerca all’Università di Trieste sulla città metropolitana e non una sulle strategie per far uscire il territorio friulano dalla crisi. L’impressione è che l’attenzione sia sempre concentrata sulle situazioni più avanzate, che ci sono, ma per noi, come sindacato, la priorità è provare a tutelare anche i settori che risultano più lenti e in difficoltà, ovvero le piccole imprese del manifatturiero».

Stefano Damiani

Renata Della Ricca
Renata Della Ricca
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