Messaggero Veneto

Giovedì 15 Giugno 2017

 

Il manager Quaglia: cercare un posto non può essere lotteria

«La legislazione ostacola chi vuole cogliere opportunità»
«Vanno aggiornate le norme per terzo settore e welfare»

«Cercare un posto di lavoro non può essere una lotteria». Il tono di voce è grave e preoccupato: Renato Quaglia, project manager di Friuli Future Forum, ha particolarmente a cuore il futuro dei giovani, a cui dedica sempre una particolare attenzione. La notizia dell'esercito di candidati per appena 8 posti nella pubblica amministrazione però non lo stupisce. «Non sarebbe il primo caso - spiega -. A monte ci sta un difetto di legislazione che non aiuta i giovani a intraprendere, in tanti settori che aprono opportunità».

Quaglia, nella sua analisi della situazione, parte da una premessa. «Posto fisso - osserva - sono due termini che appartengono a un'altra epoca. Termini che nella nostra società liquida, fragile e precaria, sono distanti tra loro, rappresentano un'aspettativa antica». Difficile risolvere la questione, ma il diritto al lavoro è sancito dall'articolo uno della Costituzione italiana. «Il problema - aggiunge il manager - non è tornare al passato, ma non tradirne le promesse. E' necessario che nei confronti dei giovani sia rispettata la promessa del lavoro, che è scritta nella Carta, nonostante la nostra sia una società che vive di precariato. Ma con nuovi strumenti è possibile recuperare quella promessa, non farla restare una semplice enunciazione».

Secondo Quaglia una responsabilità grande è sulle spalle del legislatore, cioè dei politici di turno. «La normativa deve poter dare vantaggi per incentivare il lavoro autonomo dei giovani - spiega -. Ci sono molti campi in cui intervenire. Penso al terzo settore, che oggi per legge deve essere affidato all'80% al volontariato. Ma se un giovane si avvicina all'associazionismo è perchè forse cerca una strada occupazionale sua, autonoma. Ecco quindi che sarebbe necessario aggiornare la legislazione attuale. E poi c'è il welfare, il settore della cura alla persona, ai disabili, agli anziani: anche in questo caso i vuoti della legislazione sono evidenti, nonostante ci sia domanda di poter svolgere quel determinato tipo di professioni. Se un laureato o un diplomato trova spazi e agevolazioni può trovare la propria strada, senza mettersi in fila e sperare in un colpo di fortuna per fare l'impiegato per la Regione o per lo Stato. Eppure la legislazione è indifferente alle caratteristiche di chi intraprende, questo è un grave handicap che dovrebbe essere superato al più presto». Quaglia, in un panorama desolante, vede però qualche esempio virtuoso in giro per l'Italia. «Un altro problema, per un ragazzo che intraprende - afferma - è quello del credito. Chi scommette su questi giovani? La Regione Basilicata si appresta a sperimentare una forma evoluta di microcredito, sull'esempio della Fondazione Yunus. Ecco potrebbe essere un'idea, per smuovere le acque».

Infine un occhio rivolto a quelle migliaia di uomini e donne che ieri si sono sottoposti all'ennesimo esame pur di ottenere uno degli ambitissimi otto posti. «Duemila persone in fila le rispetti - conclude Quaglia - ci mancherebbe altro. Ma sono la rappresentazione evidente del fallimento delle politiche attive del lavoro. C'è gente che viene da lontanissimo a proprie spese per una scommessa. Ma ottenere un posto di lavoro non può ridursi a lotteria».

Maurizio Cescon

Renato Quaglia
Renato Quaglia
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