La Vita Cattolica

Mercoledì 03 Maggio 2017

 

Le sette officine. Produrre idee e progetti per risolvere i problemi del territorio

Per raggiungere gli obiettivi prefissati, «cantiere friuli» è articolato in «officine », strutture operative a cui è stato assegnato uno specifico ambito di analisi.

Demografia e territorio. La prima officina si occuperà dei processi di denatalità e invecchiamento. Lo scopo è studiare possibili percorsi di evoluzione futura della popolazione e produrre strumenti per eventuali riorganizzazioni territoriali in ambito scolastico, socio-sanitario, assistenziale, economico, istituzionale. Referenti sono professori Alessio Fornasin (Docente di Demografia), Andrea Guaran (Geografia), Gian Pietro Zaccomer (Statistica economica).

Sistemi digitali. Obiettivo di quest’officina è elaborare sistemi digitali di supporto avanzato alle decisioni strategiche per il territorio. Referenti sono i professori Carlo Tasso e Salvatore Amaduzzi.

Innovazione manifatturiera. Anche la manifattura regionale, principale vocazione del territorio, ha subito trasformazioni sulla spinta della crisi e dell’innovazione tecnologica. Obiettivo dell’officina è valutare le potenzialità e criticità del contesto produttivo regionale per fornire poi indicazioni per un rilancio competitivo. Referenti sono i professori Antonio Abramo (Elettronica) e Alessandro Gasparetto (Meccatronica e robotica).

Nuova imprenditorialità. L’obiettivo è studiare nuovi modelli di imprenditorialità basati su risorse diverse da quelle manifatturiere, quali le risorse agroalimentari, il patrimonio naturalistico, l’arte e la cultura, per produrre valore realizzando prodotti originali o sviluppando forme di attrattività turistica innovative. Referenti sono i docenti Maria Chiarvesio e Andrea Moretti (Economia e gestione delle imprese).

Vuoti da riempire. Si mira alla riqualificazione del patrimonio edilizio per la rigenerazione del capitale territoriale complessivo, considerando da un lato caserme, opifici, insediamenti industriali dismessi, ma pure quelli commerciali, abitativi e più in generale ambientali e territoriali. Obiettivo è fare un censimento, valutazione e monitoraggio del patrimonio dismesso per arrivare alla messa in sicurezza antisismica e riqualificazione energetica degli edifici, fino agli interventi per una maggiore resilienza territoriale ai disastri. Referenti sono i docenti del Politecnico di Ingegneria e Architettura e quelli del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale.

Servizi socio-sanitari. Il Friuli sta vivendo tra le prime aree in Europa la sfida di un contesto sociale e sanitario caratterizzato da forte invecchiamento, polimorbosità e denatalità che, assieme alla trasformazione economica, mettono in crisi i modelli sociali e di welfare fino ad ora consolidati. Questo richiede una capacità di risposta con progetti e interventi innovativi per il rafforzamento della rete di comunità. Referente il prof. Silvio Brusaferro (Igiene generale).

Autonomia e istituzioni. La recente modifica dello Statuto speciale con il venir meno degli enti provinciali, ha reso anche incerta la configurabilità di altri enti rappresentativi preposti alla governance di area vasta; la riforma dell’assetto del governo locale ha istituito le Uti. A fronte di un siffatto scenario l’obiettivo è da individuarsi nella delineazione di nuovi modelli organizzativi per il livello di governo comunale e di area vasta, che non si traducano in mere soluzioni burocratico amministrative, ma esprimano le peculiarità del territorio e delle comunità di riferimento e siano capaci di rendersi promotrici del loro sviluppo strategico. Referente è la prof. Elena D’Orlando (Diritto pubblico comparato).

 
 

IL PLAUSO DELLA CISL

Chiedevamo questo

«Un’ottima iniziativa che come Cisl chiedevamo da tempo». Esprime così il suo compiacimento per il «Cantiere Friuli» Roberto Muradore, segretario della Cisl di Udine.

«L’impostazione è ottima – afferma Muradore – e avrà successo se si verificheranno tre condizioni. La prima, che è stata annunciata anche dal rettore, è favorire il coinvolgimento vero di attori locali, che sono portatori di bisogni, saperi e risorse esterni all’Università. La seconda condizione è che, benché debbano esserci finanziamenti della Provincia, della Regione, di enti pubblici, ma anche finanziamenti privati, l’Università deve restare autorevolmente autonoma».

Infine, Muradore auspica che questo «non sia un progetto a termine. Come tutti i progetti va verificato passo dopo passo, ma dev’essere stabile, duraturo e strutturale, anche perché l’Università del Friuli è nata proprio per questo».

Infine Muradore ricorda che la Cisl, assieme a Cgil e Uil, ha fatto parte «di quel gruppo che con l’onorevole Arnaldo Baracetti il prof. Sandro Fabbro, allora responsabile dell’Università per i rapporti con il territorio, e Renzo Pascolat, fece il patto per l’Università siglato in Provincia. In un momento in cui l’Università era in difficoltà – e l’allora rettore Compagno fu abilissima a levare dalle secche e realmente salvare l’ateneo – il territorio la aiutò. Adesso in difficoltà è la comunità. Quindi è opportuno che l’Università ridia al territorio ciò che esso le ha dato allora».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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