Messaggero Veneto

Giovedì 27 Aprile 2017

 

Rivolta Caf contro l’Inps. Stop all’assistenza Isee.

L’istituto preme per tagliare i costi del 30%, ma i Centri non ci stanno
In Fvg sono 100 mila i cittadini che ogni anno richiedono la certificazione

Stop al servizio Isee da parte dei Centri di assistenza fiscale, i Caf, dal 15 maggio. Una decisione che arriva in risposta all’indisponibilità dell’Inps a «considerare adeguatamente l’impegno e le responsabilità dei Caf» e al mancato rinnovo della convenzione, sulla base della quale i Centri operano, scaduta ormai da quasi 4 mesi, per la precisione il 31 dicembre 2016. L’impatto dell’azione di protesta dei Caf sui cittadini dei Friuli Venezia Giulia è imponente: sono infatti circa 100 mila coloro che, ogni anno, si rivolgono ai Centri per ottenere la certificazione Isee, documento indispensabile per poter accedere a un lungo elenco di prestazioni e servizi a condizioni agevolate.

La protesta. Non è la prima volta che i Centri di assistenza fiscale minacciano la sospensione del servizio. L’ultima è stata a settembre dello scorso anno quando è stato raggiunto e superato il numero di dichiarazioni Isee a budget di convenzione, con la certezza che le dichiarazioni (e quindi il lavoro dei professionisti dei Caf) da ottobre a dicembre non sarebbe stato riconosciuto. Un magro riconoscimento, per la verità, visto che l’Inps “paga” mediamente 8/10 euro a dichiarazione per un massimo di 3 per contribuente, per un lavoro che impegna una persona per circa un’ora.

L’assemblea. Ieri i responsabili dei Caf riuniti in assemblea, parliamo di tutti i soci della Consulta nazionale, da quelli sindacali a quelli delle associazioni imprenditoriali, dalle associazioni cattoliche a quelli professionali, hanno deciso le modalità di azione. «Dopo aver verificato l’indisponibilità dell’Inps a considerare l’impegno e la responsabilità assunte dai Caf nell’assicurare a milioni di nuclei familiari meno abbienti il diritto all’accesso alle provvidenze sociali previste dal nostro welfare State, non ha potuto che assumere l’unica decisione possibile». Ovvero la sospensione del servizio a partire dal 15 maggio e a tempo indeterminato.

Fino ad ora. Tutti i Caf, pur in assenza di convenzione, hanno continuato a fornire assistenza ai cittadini nella predisposizione delle Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica), confidando nell’impegno, assunto a fine del 2016 da parte del ministero del Lavoro e dell’Inps, di trovare una soluzione tecnico/normativa che consentisse uno stanziamento adeguato per l’attività. Tra l’altro in aumento. Ma l’atteso accordo non c’è stato. «Nei numerosi incontri avuti in questi mesi con l’Istituto di previdenza sociale - spiegano dalla Consulta nazionale dei Caf - abbiamo sottolineato la disponibilità ad accettare, come in passato, proposte economiche anche inferiori rispetto ai costi sostenuti per l’erogazione del servizio, proprio per la valenza sociale di questo impegno. La proposta di convenzione che l’Inps ha elaborato non accoglie in alcun modo questa disponibilità. Anzi: la tariffazione del servizio prevede una riduzione del 30 per cento sul valore economico medio dell’anno precedente». Oltre a ciò i Caf aderenti alla Consulta hanno evidenziato i rischi connessi all’erogazione del servizio Isee in totale assenza di convenzione, per l’inosservanza delle disposizioni in materia di sicurezza dei dati, adempimenti e responsabilità nei confronti degli interessati, dei terzi e dell’autorità Garante per la privacy.

Le attestazioni in regione. Nei primi tre mesi dell’anno molti Caf della regione hanno visto crescere del 20/25% le richieste. «E il trend continuerà ad essere in incremento - spiega Mariannina Rocco, responsabile del Caf Cisl di Udine - perché quest’anno le Ater della regione richiederanno l’attestazione Isee. E’ una decisione assunta nel 2015 con la volontà delle Aziende di utilizzare l’Isee al posto della dichiarazione dei redditi, come parametro sulla base del quale definire il canone di locazione». Attestazione che viene sollecitata con cadenza biennale, e quindi sono già in corso di predisposizione le lettere da inviare agli inquilini con la richiesta di presentare la certificazione.

Case popolari e sanità. Sempre in Fvg l’attestazione Isee viene richiesta per modulare il superticket sulle ricette, i famosi 10 euro sulle richieste di visite specialistiche ed esami. Ma anche per poter accedere a diverse agevolazioni che vanno dalle tariffe per i servizi all’infanzia a quelle per le mense scolastiche, per le tasse universitarie piuttosto che per i servizi socioassistenziali, non dimenticando il “bonus povertà” (o misura attiva di sostegno al reddito) che interviene a sostegno di famiglie o singoli in particolari situazioni di bisogno.

Elena Del Giudice

Rocco (Cisl): va riconosciuto il nostro lavoro

«Oggettivamente questo stato di cose non è accettabile. Basti pensare - spiega Mariannina Rocco, responsabile del Caf Cisl di Udine - che la convenzione sulla base della quale non solo noi ma tutti i Centri di assistenza fiscale operano, è scaduta a fine dicembre 2016. Ma è la convenzione che ci autorizza a trattare e detenere dati sensibili delle persone che si rivolgono a noi per l’attestazione Isee». Altro nodo irrisolto, anzi questione che peggiora anno dopo anno, è il riconoscimento del valore dell’operato dei Caf. Per ogni pratica l’importo medio erogato dall’Inps oscilla tra gli 8 e i 10 euro. Teoricamente si tratta di mezz’ora di lavoro. «A patto che - chiarisce Rocco - ogni cittadino porti con sè tutta la documentazione necessaria, cosa che molto spesso non accade».

Avviene invece che il contribuente arrivi con il Cud ma non con l’attestazione della banca sulle giacenze medie (conteggio che misura il denaro che è circolato sul conto corrente nei 12 mesi, e che è diverso dall’estratto conto). E quindi la pratica viene avviata e subito sospesa in attesa di un nuovo appuntamento con la documentazione completa. «Ci sono persone che devono ritornare anche tre o quattro volte prima ci completare la pratica». Sempre che, durante la compilazione, non compaia qualche messaggio di “allerta” dal sistema per vere o presunte incongruenze tra quanto riportato nella dichiarazione e quanto risulta all’Inps, ormai in collegamento costante con l’Agenzia delle Entrate e relativa banca dati. «Non è possibile continuare ad andare avanti così. Comprendiamo la difficoltà in cui possono incorrere i contribuenti con lo stop al servizio, ma è ora - conclude Mariannina Rocco - che i problemi con l’Inps vengano definitivamente risolti».

Mariannina Rocco
Mariannina Rocco
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